NUMERO: 1836311903 | Lug - Dic 2012
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Viaggiare a vela e a remi

Può sembrare strano, ma i fiumi e i laghi hanno un fascino particolare, molto lontano da quello del mare aperto, spesso più suggestivo, più interiore. È sempre acqua, la fonte della nostra vita, ma non è salata, e spesso è condizionata in maniera pesante dall’ attività umana, che a volte realizza dei capolavori di bellezza, ma più spesso trasforma un ambiente naturale in una pattumiera.

Ci sono dei luoghi bellissimi da vedere e da visitare, sui laghi alpini, come sul Trasimeno e su quelli vulcanici dove si può fare una vela in punta di Piedi (http://www.capozzi.it/nautica_a_cura_di_ermannomaria_capozzi.htm ) oppure sui nostri fiumi e sulle lagune. Ma anche dei luoghi  inquinati o abbandonati, come il Fiume Arno visto persino dai finestrini del treno che va da Firenze a Pisa. Da sempre laghi e fiumi hanno rappresentato la vita per gli uomini, che hanno costruito le città vicino loro corsi, per attingere acqua e per trasportare le  merci da un luogo ad un altro. Per anni le vie d’acqua sono state ampliate con la creazione di canali navigabili, che poi, almeno in Italia, sono stati abbandonati o addirittura interrati per far posto a case e strade. Se guardo il posto dove sono cresciuto e abito tutt’ora, Cecina, non posso far a meno di notare che si trova alla foce del fiume ononimo, che era la via di trasporto per gli etruschi, e più tardi per i Romani, che permetteva di raggiungere via mare l’isola del ferro, ovvero l’Elba. Per secoli i marinai di questi popoli sono vissuti facendo attività di cabotaggio su queste coste, attraversando, durante il giorno, a remi e a vela  dei limitati tratti di costa, spingendosi dentro le foce dei fiumi per la notte o per scaricare le loro merci. A Cecina c’è un’area archeologica detta “Villa romana di San Vincenzino” che era probabilmente di proprietà di Albino Cecina, membro della nobile famiglia volterrana dei Caecina. Tutto questo è dedotto  sulla base del resoconto di viaggio, effettuato nel 418 d.c. via mare, da Roma verso la Gallia,  da Claudio Rutilio Namaziano,  che  fu ospite dei Caecina, cercando ospitalità e sostegno. Un viaggio di piccolo cabotaggio appunto, che oggi chiameremmo di piccola crociera costiera, con molte  soste per incontrare amici e possibili sostenitori della sue idee, rivolte alla speranza di una rinascita della grandezza imperiale, mentre la storia stava entrando inesorabilmente nel periodo buio del medioevo. 

 

                                

 

Nel 2003 è stato girato un film  su questa vicenda, di quelli che fanno pensare che ci troviamo esattamente nella stessa situazione dopo 1600 anni. Per chi lo vuole vedere ecco un link : http://italia-film.com/film-storici/2544-de-reditu-il-ritorno.html

 

Da ragazzino consideravo la foce del fiume Cecina come una fogna a cielo aperto, tanto era maleodorante per gli scarichi urbani che vi venivano sversati, Sebbene avessi a disposizione un barchino a remi, non mi ha mai interessato navigarlo o risalire il Suo corso. Adesso il primo tratto della foce è apparentemente più pulito, probabilmente perché l’acqua che c’è,  è quella del mare che entra, perché, passato il ponte sulla Via Aurelia, all’altezza dell’abitato di Cecina il letto del fiume è in secca per tutta la stagione estiva, a causa dei prelievi industriali eccessivi.  Se fossero ridotti gli emungimenti d'acqua e ripripristinata la cura del fiume, sarebbe un luogo molto bello da vedere e da vivere. Un viaggiatore che arrivasse dal mare su una piccola barca, potrebbe risalire il corso, superando il ponte alla foce, abbattendo gli alberi, e arrivare fino all'abitato di Cecina e poi continuare fin dove è possibile.

 

Viaggiare a vela e a remi, appunto; niente motore. Quando non c’è vento si rema.

Insolito vero? Siamo abituati a pensare alla deriva sportiva, senza remi e motore fatta con l’assistenza del gommone del circolo, che ti viene a prendere se non riesci a rientrare per assenza di vento, oppure al motore ausiliario, da usare per entrare e uscire dal porto, quando non c’è vento o quando ce n’è troppo. Non è un tornare indietro a tutti costi, ma semplicemente rendersi conto che su barche di dimensioni e peso limitati, il motore, forse è anche troppo. Evitare il suo peso e i suoi costi in certe situazioni, come i brevi percorsi lungocosta, può essere anche una scelta interessante a favore dell’ambiente. Ci sono laghi, fiumi e laguni con un ambiente naturale così delicato che richiede il divieto dell’uso dei motori a scoppio. Certo, si può usare il fuoribordo elettrico, però perché non pensare alle barche a vela e a remi? Gozzi e lance armate a vela latina, tradizionali del mar Tirreno e la grande varieta di vele al terzo in adriatico parlano di remi e vele armate da appassionati e i puristi rinunciano al motore.

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Da qualche anno, nei paesi del nord Europa, vengono organizzati delle manifestazioni sportive dedicate a barche a remi e a vela come il Caledonian raid,  che si svolge in più giornate su un percorso che attraversa il Canale di Caledonia (http://www.sailcaledonia.org) e quindi i laghi l di Loch Dochfour, Loch Ness, Loch Oich e Loch Lochy.

Un percorso lungo, fatto con barche tradizionali o costruite appositamente per viaggiare a remi e a vela, con una situazioni di venti e onde tutt’altro che tranquilla. Le dimensioni di questi velieri sono limitate a 5/6 metri di lunghezza, sono  per lo più aperte o dotate di una piccola cabina rifugio per due persone.

Piccola nautica carrellabile, insomma, percorsi di cabotaggio, come ai tempi di Claudio Rutilio Namaziono.

Ad oggi i raid di questo genere sono diventati un vero e proprio circuito, mi limito a citare il Norther Raid sui canali olandesi (http://sampix.nl/) o il Finland Raid (http://www.whitehallatraidfinland.com/watch_the_movie.html) arrivando infine alla Velalonga Raid che si svolge sulla laguna veneta (http://circolovelicocasanova.provincia.venezia.it/Velalonga%20Raid%202009%20home.htm). I link sono diretti ai filmati più piacevoli che ho trovato.

Fare uno di questi percorsi costituirebbe un’occasione per visitare luoghi molto interessanti e suggestivi, e sembrano più raduni e momenti per socializzare con gente che ha le tue stesse passioni.

 

Ma non è di gare o regate che voglio parlare, sebbene mi piacerebbe partecipare alla velalonga raid magari su una Sampierota costruita in garage, o con un primo vento di Rodolfo Foschi o addirittura con un Pequod di Flavio Faloci.

 

  

 

 

 

Vorrei parlare  di viaggi con le barche. Di quello che alcuni chiamano, turismo responsabile, ovvero che non lascia rifiuti o danni ai luoghi visitati. Anzi può essere un modo per convincere l’opinione pubblica della necessità di smettere di avvelenare il nostro pianeta e che il benessere non merita l’autoestinzione del genere umano. 

Ebbene c’è un signore, si chiama  Giacomo De Stefano, padrone del suo tempo, buon per lui, che dedica molto tempo al viaggiare. Dopo aver fatto esperienze diverse e averle imparate a raccontare facendo il filmaker, due anno fa si è fatto prestare una Ness Yawl

(http://web.archive.org/web/20001012220336/www.imagic.demon.co.uk/openboat/ness.html

 

 

una bellissima imbarcazione non cabinata a vela e a remi, lunga 5,60 metri e ha deciso, di percorrere quasi tutto il fiume Po, spesso accompagnato da amici che lo hanno aiutato a remare.

Ecco che dice Giacomo De Stefano del Suo viaggio:

“Vorrei vivere in un mondo migliore ma più ancora vorrei che gli altri dopo di me, gli altri tutti, gli animali gli alberi le rocce le acque… insomma tutti tutti, potessero vivere meglio. Meglio e con meno.
C’è un fiume che è bello. Era bellissimo e portava con sé vita. Vita ed a volte morte. Non lo faceva con cattiveria o distrazione, era semplicemente il suo compito, la sua natura. Anche noi umani sappiamo portare vita e morte. Solo che a volte, invece, lo facciamo con stupidità, cattiveria, disattenzione. Questo fiume, come tutti noi di questa parte del mondo, diciamo appunto, padana, l’ho attraversato su grandi e piccoli ponti, molte volte. Non lo degnavo di grandi attenzioni. Era il Po, il fiume più grande d’Italia, il più lungo. Tutto li. Ma non lo trovavo interessante. Ora si. E penso che quasi tutti noi lo abbiamo dimenticato. Ci buttiamo dentro di tutto. Gli chiediamo acqua e tanta e non siamo gentili. Ci siamo dimenticati di ringraziarlo. Nel Po molta gente ci ha lasciato le penne, molti uccelli ce le lasciano tutte e i pesci lo lasciano e basta, quando ce la fanno.

Vorrei risalire il Po con una piccola barca a remi e a vela che ha costruito con passione e sapienza antica il mio amico Roland Poltock. Incontrare la gente, le persone che hanno un legame, una vita, un racconto legato al Po. Accogliere tutti coloro che vorranno remare con me e condividere una parte del cammino. Non importa chi siano, se barcaroli, politici o prostitute. Vorrei navigare con voi sulle sue acque e non sporcarle troppo; sentire che mi dice lui e che mi dice la gente che ci vive intorno. Ad aprile e maggio. Ad aprile e maggio c’è ancora un po’ d’acqua nel Po. Da Venezia si può arrivare fino a Piacenza, a Casale e forse a Torino, ma a volte bisogna scendere e spingere. Una volta si andava senza problemi da Venezia a Torino ed oltre. Ma si potrebbe di nuovo. Mi date una mano? Venite a vogare con me? A parlarmi del vostro Po. O di un altro Po.”

 

Segnalo il sito di un altro  Po : http://unaltropo.com/ e il filmato di presentazione, che  trovo bello e suggestivo (http://www.youtube.com/watch?v=c7I7uENUUTM&feature=player_embedded).

 

Se la cosa vi incuriosisce ma  non ve la sentite ancora di buttar via il fuoribordo del vostro piviere,

continuate a seguire Giacomo nella sua ricerca, perché ha programmato di partire per un viaggio molto lungo, Da Londra a Istambul passando per i fiumi europei, 5.200 km. A vela e a remi (http://www.manontheriver.com/).

 



15/02/2010 Alfredo Vincenti
vinceland@virgilio.it


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