NUMERO: 1836311903 | Lug - Dic 2012
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Vela Aurica

LA VELA AURICA

Questo sito è stato così cortese da prevedere una sezione dedicata alla vela aurica. Non potevo continuare a lasciarla languire. Propongo quindi qui una sorta di introduzione all'armo aurico, che costituisce l'adattamento (ahimè senza immagini) di un articolo già pubblicato su "Vela aurica  piccole barche classiche", anche nella speranza di incuriosire qualche nuovo amico.

L'armo aurico è caratterizzato da una randa di forma trapezoidale tesa tra l'albero, un picco (nella parte alta) e il boma. Al di sopra della randa può essere issata una seconda vela di forma triangolare: la controranda (in inglese, topsail).

Nella sua massima estensione l'aurico prevede un armo a cutter (cioè dotato  di più di uno strallo) dotato di randa, controranda, e (nell'ordine da poppa a prua) di trinchetta, fiocco murato sul bompresso e controfiocco. Vi sono tuttavia barche con vela aurica armate a cat boat (cioè senza vele di prua) e a sloop (cioè con un solo fiocco). Ovviamente questa è una classificazione standard basata sulla velatura. In realtà ad ogni tipo di armo corrisponde un tipo di scafo: uno sloop non diventa un cutter solo aggiungendo un fiocco a prua!
Il picco è dotato di una gaffa a forma di “U”, che scorre lungo l'albero. Per questo motivo, in inglese le barche dotate di vela aurica sono chiamate "gaff boats" e i loro armatori "gaffers". La randa è issata portando a riva il picco. Tale operazione viene svolta da due drizze: una è fissata alla gaffa, l'altra sull'estremità opposta del picco. L'amantiglio (cioè il cavo teso tra l'albero e il boma destinata a sostenerlo quando la randa è ammainata) corre lateralmente alla vela: deve pertanto essere lascato quando la randa è issata per non interferire sulla curvatura della vela. L'albero, almeno sulle barche di dimensioni più ridotte, può essere un semplice fusto di legno, privo di crocette, sorretto da due coppie di sartie, mentre non v'è il paterazzo (sostituito, ma solo sulle barche di dimensioni maggiori, da volanti).

Un particolare tipo di vela aurica è quella al terzo. Anche questa vela ha forma trapezoidale, ma il picco scorre sul lato dell'albero. Infatti circa un terzo (di qui il nome della vela) della lunghezza dell'antenna si trova a proravia rispetto all'albero. Si tratta della vela tipica della barche tradizionali adriatiche.

La vela aurica è sempre stata diffusa principalmente sulle barche da lavoro delle marinerie dell'Atlantico del nord. In Mediterraneo (dove prevalevano, come noto, la vela latina e quella al terzo) l'armo aurico ha conosciuto una certa diffusione sulle barca da diporto e da regata a partire a cavallo tra il XIX e il XX secolo, finendo per essere soppiantato nel secondo dopoguerra dall'armo Marconi o bermudiano (cioè quello che prevede la randa triangolare d'uso comune). Oggi si tende a considerare l'aurica una vela d'altri tempi, scomoda e meno efficiente rispetto alla bermudiana. In realtà l'aurico è un armo che presenta numerose caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alle piccole imbarcazioni da diporto. Vediamo perché, sfatando anche qualche luogo comune.

E' vero che la vela bermudiana è più efficiente perché genera più spinta a parità di superficie velica?
E' vero. Occorre tuttavia osservare che, a parità di superficie velica, la bermudiana necessita di un albero più alto. Ciò da un lato rende necessario alleggerire l'albero con l'impiego di materiali dotati di basso peso specifico, dall'altro, conseguentemente, impone l'irrobustimento della struttura, mediante l'impiego di un complesso sistema di sartie e crocette, anche in barche di modeste dimensioni. L'albero che regge una vela aurica, essendo più basso, può invece essere realizzato con un semplice fusto di buon legno stagionato, o con tavole di legno incollate con epidossica e opportunamente sagomate. Sulle piccole barche questo albero non necessita di crocette, può essere retto da sole quattro sartie e (se ben costruito) è praticamente eterno. Inoltre la ridotta lunghezza dell'albero e l'assenza di un complesso sartiame, rende agevole la realizzazione di alberi abbattibili e pone meno problemi di lunghezza e ingombro nel caso di traino della barca su strada. Sul piano strettamente velistico, il vantaggio maggiore dell'albero corto e della forma trapezoidale della vela è dato dall'abbassamento del contro velico e dalla conseguente riduzione della tendenza della barca alla sbandamento a parità di vento. Ciò significa che al salire dell'intensità del vento, lo scafo dotato di vela aurica potrà permettersi di ridurre la tela più tardi rispetto a un identico scafo dotato di armo bermudiano. Ne consegue che con vento sostenuto la barca aurica potrà esporre più vela di una bermudiana e, quindi, ottenere andature più elevate.

E' vero che la vela bermudiana stringe meglio il vento?
A parte il fatto che la capacità di una barca di stringere il vento non dipende solo dalle vele, la anche da altri fattori, quali la forma dello scafo, la zavorra, ecc., non vi sono notevoli differenze tra i due armi nella capacità di stringere il vento: pare che l'armo bermudiano consenta di guadagnare qualche grado solo nelle andatura di bolina molto stretta. Ma si tratta di differenze irrilevanti nel normale uso croceristico. Per contro, alle andature portanti, la randa aurica è sempre più efficiente della bermudiana (praticamente è come esporre al vento una vela quadra). Ne consegue che in queste andature la barca armata con vela aurica non ha necessità di compensare la minore efficienza della randa triangolare mediante l'impiego di spinnaker o altre speciali vele di prua. Ciò rende più semplice la conduzione della barca (specie se usata per puro diletto) e fa risparmiare il costo dell'acquisto di qualche vela.

E' vero che la randa aurica è particolarmente scomoda perché necessita di una doppia drizza per issarla e ammainarla?
L'unica drizza di randa è la sola caratteristica dell'armo bermudiano non compensata da qualche vantaggio dell'armo aurico. In realtà la “complicazione” causata dalla doppia drizza è, in concreto, assai modesta e diviene praticamente inavvertibile dopo aver fatto un poco di esperienza.



12/03/2009 Fabio Fazzo
vela.aurica@fastwebnet.it


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