Quando Mare Aperto iniziò il suo cammino, nel 1989, la novità del suo messaggio era, a quel tempo, considerata quasi una provocazione. L’avvicinare le tematiche della disabilità a quelle di uno sport elitario come la vela, era avvertito come l’impresa di alcuni sognatori, o meglio, dei soliti visionari che cercavano di inventarsi una “realtà” diversa, sconnessa con il mondo concreto e fuori da ogni logica. Ma si sa, la storia la fanno coloro che rompono gli schemi e Mare Aperto, di persone che “rompono” ne ha a bizzeffe. Ecco, dunque, una storia ventennale che ci ha visto protagonisti più volte delle battaglie più disparate ma sempre con al centro il riconoscimento ai disabili di una sacrosanta dignità, che da una vergognosa sorta di serie B calcistica li riportasse dopo anni, con diritto e con merito, a “giocare” nuovamente in serie A. Il percorso è stato duro e la permanenza in serie A bisogna guadagnarsela ogni giorno. E noi siamo ancora qui, ma il tempo cambia le persone e le cose. Oggi, grazie a cielo, la sensibilità verso le tematiche della disabilità è notevolmente aumentata ma non fino al punto di ritenersi giunti ad una meta finale. Questo è invece il modesto traguardo che altri, ma non Mare Aperto, hanno ritenuto essere il massimo traguardo ottenibile.
Basta osservare con attenzione le attività dei vari circoli velici e scoprirete che ovunque si parla di corsi, o presunti tali, di vela per disabili, manifestazioni sportive riservate ai disabili, convegni, conferenze, dibattiti, tutti dedicati ai disabili. Per carità, tutto apprezzabile e lodevole per l’impegno e l’abnegazione con la quale si cerca di portare avanti un discorso non certo privo di difficoltà ed ostacoli, ma i rischi di ghettizzazione e di utilizzo opportunistico delle tematiche sulla disabilità sono sempre in agguato. In primo luogo, infatti, il discutere di temi vicini al mondo della disabilità non deve avvitarsi su se stesso in una sorta di spirale autoreferenziale composta da pochi“specialisti” che si dilettano in dotte dissertazioni ma che,alla fine, si autoescludono dalla realtà di tutti i giorni e dai problemi quotidiani che impediscono una concreta integrazione tra disabili e normodotati: una specie di salotto letterario riservato agli addetti ai lavori. Altro problema non indifferente rappresentato da coloro che hanno intuito come nascondere dietro una facciata di apparente impegno sociale un interesse economico e di ritorno di immagine, puramente personale. Come muoversi, allora, senza rischiare di scivolare sulla classica “buccia di banana”.
Certo la serietà di una onlus come Mare Aperto formata interamente da volontari che senza alcun compenso da anni combattono la “giusta battaglia” è già un buon biglietto da visita ma, oggi, forse non basta più. Anche Mare Aperto, infatti, non è rimasto indenne dalla crisi che investe tutti i settori della vita politica, economica e sociale. Basti pensare che agli inizi del 2000 Mare Aperto annoverava quasi 200 soci ed oggi siamo rimasti poco più di 50. Ci siamo interrogati a lungo sulle cause di questa emorragia durante le numerose riunioni del Consiglio Direttivo e le ipotesi sono state molteplici. Da una parte la crisi di ideali, propria della nostra società contemporanea, dove l’egoismo e l’incomunicabilità portano le persone ad isolarsi sempre più ed a ripiegarsi su sé stesse, in un voluto disinteressate per i problemi degli altri perché i propri sono ritenuti più importanti. Dall’altra, “l’inflazione” di iniziative a favore dei disabili che massificano e “diluiscono” l’attenzione su un aspetto non più nuovo. E come se non bastasse, una crisi economica che porta una classe politica incapace, a tagliare fondi in maniera indiscriminata nell’ambito dell’assistenza sociale, piuttosto che rinunciare ai propri privilegi od a quelli di un ceto alla “ricco Epulone” che continua ad affamare il “povero Lazzaro”. E proprio in una sera come tante, durante un Consiglio Direttivo particolarmente affranto dai lamenti “strazianti” del nostro Tesoriere Gianfranco che vedeva già Mare Aperto sciogliersi come neve al sole all’estinguersi del nostro piccolo “tesoretto” pazientemente raggranellato in più di 20 anni grazie anche alle “minacce” di sciagure imminenti e di tempi di “vacche magre”evocate dal nostro Presidente Giorgio, che Mare Aperto ha rialzato la testa come un’Araba Fenice pronta a risuscitare dalle proprie ceneri.
Allora, ci siamo detti, meglio morire per consunzione, oppure lasciare un “segno” concreto nel mare dell’indifferenza dilagante, anche a costo della propria stessa sopravvivenza ? Sì, insomma, restare una specie di “circolo bocciofilo” con alcuni irriducibili che si incontrano, parlano, fanno un “giretto” in barca e poi ognuno a casa propria, oppure investire nel futuro, nei giovani, in qualcuno che potesse, un giorno, raccogliere il testimone e proseguire nel portare avanti gli ideali di Mare Aperto ? E’ stato proprio allora che ci è venuto in mente di progettare una Borsa di studio per tutti coloro che investono la propria intelligenza ed il proprio tempo nel ricercare soluzioni tecnologiche all’avanguardia per il superamento delle barriere architettoniche nel settore della nautica. Non solo barche, ma ogni ausilio tecnico per far sì che i disabili salgano a bordo di un’imbarcazione, possano viverla come gli altri ed, ovviamente, possano sbarcare da questa con facilità.
Insomma, ancora una volta, un “sistema” che per il tramite del “mezzo tecnico”, ossia della barca, permetta una reale integrazione sociale tra disabili e normodotati per vivere bene la “stessa” esperienza.
Abbiamo allora incominciato a pensare a come organizzare questo premio, tralasciando, almeno in prima battuta, i“dettagli” economici per evitare “gesti inconsulti” da parte del nostro Tesoriere e del nostro Presidente. In primo luogo, abbiamo usato un nome, D_Sail_Ability, che anni fa ci aveva visto partecipare con il nostro socio ed architetto Luca GUGLIETTA ad un progetto di trasformazione di una piccola barca a vela in una specie di laboratorio per la ricerca di soluzioni tecniche utili ai disabili in navigazione, culminato nell’esposizione del nostro piccolo “piviere” alla Biennale di Venezia.
Il premio, poi, lo abbiamo dedicato alla memoria di Sergio CECCARONI, un nostro compianto ed indimenticato socio che con la sua caparbietà ed onnipresenza ci ha insegnato molto, in primo luogo a non mollare mai. In pochi giorni abbiamo effettuato, quindi, una lunga serie di telefonate per ricercare specialisti di settore in grado di consigliarci, di aiutarci in un’impresa di portata nazionale che ci sembrava oggettivamente più grande di noi e delle nostre possibilità. Piano piano, con l’aiuto preziosissimo del Prof. Igino PINESCHI, nostro affezionatissimo socio, abbiamo “agganciato” il Prof. Giovanni ZUCCON dell’Università degli Studi “La Sapienza” che, sognatore come noi, ma con i piedi ben piantati a terra, ci ha introdotto nel mondo universitario dove spesso i nostri giovani aspettano solo che qualcuno si accorga di loro. Abbiamo quindi iniziato con un’opera di pubblicizzazione dell’evento che ci ha portato dal volantinaggio nudo e crudo sino a palcoscenici più importanti, come il Salone della Nautica di Genova, ed ai cosiddetti “social network” che oggi la fanno da padroni nel campo dell’informazione. Poi abbiamo pensato all’aspetto “istituzionale” della vicenda, coinvolgendo il Comando Generale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera che ci ha sempre supportato nelle nostre iniziative. Non è stato semplice perché proprio in quel periodo in Italia coesistevano due emergenze di portata internazionale: la guerra civile in Libia egli sbarchi quotidiani di profughi a Lampedusa,che hanno visto il Corpo delle Capitanerie impegnato 24 ore su 24 su entrambi i fronti. Ogni volta, organizzare una riunione della Commissione esaminatrice del concorso sembrava una vera e propria “battaglia navale” dove la proposta di una data, nel 99% dei casi, dava come esito: “acqua!”. Nel frattempo, eravamo giunti al momentodi iniziare anche, come si suol dire, a fare “due conti”.
Pertanto, saggiamente preallertata l’unità coronarica di zona, abbiamo detto al nostro Presidente ed al nostro Tesoriere che tutta l’iniziativa ci sarebbe costata circa 6/7.000 €, ma che speravamo nel contributo di qualche sponsor dell’ultim’ora. Ovviamente lo sponsor, anche se cercato con la lanterna di Diogene, non l’abbiamo trovato, forse per la crisi di queste “povere” banche che devono riparare alle malefatte di un popolo di spendaccioni e gozzovigliatori, o molto più realisticamente, per il totale disinteresse in attività che non portano a guadagni immediati. Ma per fortuna ci sono le ONLUS, checché ne dica il nostro ministro dell’Economia e delle Finanze che se ne ricorda solo per paventare sacche non meglio identificate di evasione fiscale. Intanto,gli elaborati iniziavano a giungere presso la nostra sede ed ogni volta per noi organizzatori era al tempo stesso una meraviglia ed uno sprone a fare le cose sempre meglio. Era bello vedere che Mare Aperto, finalmente, veniva conosciuto, in tutta Italia e non solo nella nostra regione. Quando infine, alla scadenza del termine di presentazione, siamo riusciti, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a convocare la Commissione per giudicare gli elaborati, non vi nascondo che l’emozione era davvero intensa.
Vedere che cosa avevano “inventato” dei giovani per superare le barriere architettoniche nel campo della nautica era allo stesso tempo eccitante e carico di responsabilità, pensando a quale tesoro avevamo tra le mani: fatica, genialità e sacrificio personale.
Alla fine, il primo premio è stato assegnato ad un gruppo di studentesse di La Spezia, Alice PARODI, Emma TOMASO ed Eleonora DI DATO, che hanno progettato il “CATOUS”, un catamarano di 23 mt. con ritrovati tecnici di grande interesse, e con uno stile raffinato e semplice. Il secondo premio è stato attribuito a Michele VANITORE, di Campobasso, con il progetto di una barca a motore dotata di un “open space” estremamente pratico e comodo, particolarmente curato nei particolari. Il terzo premio, invece, è stato assegnato al progetto di Stefano TRONCONE, della provincia di Foggia, semplice nella sua praticità ma di grande efficacia: una passerella retrattile e carrellabile per permettere lo sbarco e l’imbarco di carrozzine per disabili. Il 2 ottobre scorso, infine, una cerimonia di premiazione in un lussuoso albergo di Ostia, in una cornice bellissima fatta di sogni, di sorrisi, di volti giovani e di occhi intelligenti, animata da un amore sconfinato per il mare e dal desiderio di viverlo insieme, senza vincoli e limitazioni, ci ha lasciato la bocca buona e la voglia di continuare per lasciare il “segno”.
Sempre che il Tesoriere ed il Presidente si siano ripresi dallo choc ...
MareapertoO.N.L.U.S. è un’associazione senza fini di lucro, attiva fin dal 1989, che ha lo scopo di diffondere gli sport velici tra i disabili motori, psichici e sensoriali, valorizzando le potenzialità d’integrazione sociale legate alla pratica della vela e che la vede impegnata in molteplici iniziative a livello nazionale soprattutto nella ricerca di nuovi ausili tecnici, nuovi equipaggiamenti che favoriscono l'accesso, i movimenti, l'autonomia dei disabili a bordo.