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21/09/2011 - Progetto Itaca

In barca per ritrovare se stessi, nella «fatica» di una navigazione che allontana i pensieri e lo sguardo da una malattia che si impossessa prepotentemente della vita delle persone. E la segna, nel profondo.
In barca per raggiungere Itaca, l'isola sognata nei lunghi giorni di un viaggio che sembra non aver mai fine.

Grande, l'intuizione degli ideatori, di chiamare «Itaca» il progetto di velaterapia dedicato ai pazienti ematologici ed oncologici. Un'idea bresciana che, in cinque anni, ha permesso a migliaia di persone di percorrere miglia e miglia attraverso mari e laghi, migliorando la qualità della loro vita.
Ieri, a Desenzano, l'ultima delle sette tappe che da maggio si sono svolte sul lago di Garda su iniziativa delle sezioni dell'Ail di Brescia (presidente Giuseppe Navoni) e di Verona (presidente Daniel Lovato), grazie al supporto dei Centri nautici e degli skipper.
Tappa che è stata vinta dai coniugi Wilma e Giuseppe a bordo della splendida Ines «capitanata» dallo skipper Oscar Tonoli, al termine di una regata di 25 barche che ha preso il largo dal Fraglia Vela Desenzano, circolo presieduto da Mario Pizzatti.

Emozioni forti, quelle vissute ieri insieme ai volontari dell'Ail - ospiti anche alcuni componenti delle sezioni dell'Associazione italiana leucemie, linfomi e mieloma di Salerno, Ragusa, Reggio Calabria e Catania - che hanno saputo accogliere ed accompagnare verso quell'Itaca che - come scriveva il poeta Kavafis, «ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos'altro ti aspetti?».
E se la rotta a cui punta il progetto è quella di attribuire alla vela anche un valore terapeutico, non è fuori luogo ritenere che l'obiettivo sia in gran parte raggiunto. Basta, su molte, l'affermazione di Wilma che, in barca tra Desenzano e Sirmione, ha detto: «Che pace!». Una sensazione che va ben oltre il piacere del silenzio e della leggera brezza settembrina. O quella di Liconti, riportata sullo striscione della sezione Ail di Reggio Calabria: «In mare a vele spiegate si può riprendere il tempo che talvolta la sofferenza ruba». O, ancora, il racconto di Michele Costa di Desenzano che, nel marzo 2007, a ventisei anni, è stato ricoverato in Ematologia con una diagnosi di leucemia promielocitica acuta. Ora è guarito. «È stato tutto talmente tempestivo che nemmeno mi ero reso conto di quanto mi stava accadendo: dieci giorni di febbre, una grande stanchezza ed un forte dolore allo sterno. Ecco, la leucemia ha bussato alle porte della mia esistenza in questo modo e ne è stata protagonista per molto tempo. Anche se - racconta Michele - la malattia in sè non mi ha dato grossi problemi: ho sopportato le terapie abbastanza bene e ho affrontato un trapianto autologo serenamente. Itaca? Una grande opportunità per i malati di superare angosce e paure proprio perché accolti in un gruppo che sa miscelare professionalità e giocosa allegria».

Il mare aperto e sconosciuto che Ulisse attraversò nel lungo viaggio di ritorno verso Itaca è lo stesso che molte persone si trovano ad affrontare - nella maggior parte dei casi all'improvviso, quasi un fulmine a ciel sereno - quando viene loro comunicata una diagnosi di malattia oncologica o ematologica. Molte le metafore tra la forza del vento sulle vele che permette di navigare e quella che ciascuno trova dentro di sé, meglio se tenuto per mano da qualcuno, nell'affrontare la malattia. E molta la pazienza dello skipper Oscar Tonoli che, mettendo tutti al timone, dona a ciascuno la sicurezza d'essere padrone della propria rotta.

Credit: Ufficio Stampa Fraglia Vela Desenzano
Redazione Velanet

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