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Flavio e Pilar  
Rio Dulce (Guatemala) 15/11/98 

Carissimi Amici, permetteteci di presentarci.
Siamo Flavio e Pilar e stiamo scrivendo da bordo della nostra "Pilar II".

Siamo partiti cinque anni fa da Fiumara (Roma), rotta non ben definita, e decisi a goderci il più possibile la barca, il mare e noi stessi. L' idea, come per tanta gente, è di un viaggio intorno al mondo, per le latitudini tropicali, in tutta rilassatezza, senza mete e tempi particolarmente definiti. Forse non saprei neppure dirvi come è nato questo sogno. 
I ricordi si perdono nelle nebbie di una scrivania piena di carte, di una finestra con vista sul caotico traffico di Roma, delle file in banca e alla posta ... e tanti telefoni che squillano, squillano e non zittiscono mai. Poi sono arrivate le prime vacanze con gli amici in Grecia: una barca in affitto, pochi giorni a disposizione, tanto sole e la voglia di partire per sempre ... "chissà, un giorno avremo il coraggio di farlo!". Fintanto che ci siamo resi conto che veramente lo volevamo fare e che, per farlo, avevamo bisogno di una barca. 
E' iniziata allora la ricerca. Dopo qualche cambiamento ed esperienza, abbiamo messo gli occhi su "Pilar II" che allora si chiamava in un altro modo. Non inorridite, per i più superstiziosi (e noi marinai almeno un po' lo siamo tutti), un giorno vi racconterò come cambiare nome ad una barca e non attirarsi sventure. 
Lei è una comunissima "Alpa 38" di serie. Ci è piaciuta subito per la sua comodità, la sua robustezza e anche per lo stato di mantenimento in cui si trovava nonostante i suoi allora quattordici anni suonati. Il nostro budget non ci permetteva nulla di più grande né di più nuovo; direi anche che se non fosse stato per la massima fiducia accordataci dal suo ex proprietario, che ci è venuto incontro in ogni modo, forse avremmo dovuto aspettare ancora qualche tempo dietro la scrivania e con i telefoni che squillavano come pazzi. 
La prima estate l'abbiamo portata a navigare per le coste della Corsica e della Sardegna e, ancora di più, ci siamo convinti che questa era una barca ideale per viverci a bordo e farne la nostra nuova casa. 

Tutti i nostri amici ancora non credevano che "un giorno avremmo avuto il coraggio di farlo" e, forse, anche dentro di noi filtrava ancora qualche piccolo dubbio. Ormai il nostro orizzonte non era più quello fisico e l'estate seguente, risparmiando soldi di alaggio e varo, assicurazioni, tasse ecc. Pilar II è rimasta a secco e noi l'abbiamo passata a stringere bulloni, scartavetrare, pitturare ed apportare tutte le migliorie necessarie a farla diventare la nostra casa, tanto vedrai... "un giorno lo faremo".

Pilar II a terra in fase di preparazione.....

Come in tutte le grandi decisioni si arriva al punto di non ritorno. Questo punto fu a Novembre del 93 quando, per una serie di circostanze, potei licenziarmi dal lavoro senza lasciare cicatrici e recuperando anche qualche soldo necessario a finire di preparare la barca. 
Ebbene si! "stiamo per farlo" e anche qualche nostro amico comincia a crederci. Gli ultimi mesi prima della partenza sono forse i più indaffarati ma, sicuramente, con un crescendo di emozioni a mano a mano che vedevamo realizzarsi il nostro sogno. Le ultime cose da montare, l'amico in banca che ci può aiutare, le carte nautiche da fotocopiare, i mobili da vendere, l'elenco delle medicine che possono servire e chi più ne ha più ne metta. 
Anche Pilar lascia il lavoro (i soldi non bastano mai) e, il 12 Maggio del 1994, molliamo definitivamente le ultime cime che ci legavano al molo dello "Spinnaker", il cantiere di Fiumara che ci ha ospitato durante questi due anni di preparazione. 
Ci sono tanti amici anche se è un mercoledì, squillano le sirene delle altre barche, qualche lacrima, grandi emozioni, qualcuno ci accompagna fino all'uscita del fiume, siamo con voi !, vi raggiungeremo!, buon vento! ... incredibile ... "l' avete fatto!". 
 

.........e in acqua pochi giorni dopo la partenza: prima tappa Ventotene
Pilar II
Vi ho gia detto che la nostra barca è una "Alpa 38" di serie del famoso cantiere di Offanengo, entrato a far parte della storia della cantieristica italiana. Di questo modello furono prodotte due serie: con armamento a sloop e a ketch, ambedue con pozzetto centrale. La nostra fa parte delle seconde anche se non ne sono state costruite molte con due alberi. 
Le due si differenziano, anche per la suddivisione degli interni. Direi che questa, forse, s'adatta maggiormente alle esigenze di vita a bordo.

Dal punto di vista strutturale non ho ritenuto necessario dover apportare importanti modifiche. Il cantiere stesso è famoso per la robustezza e il grado di meticolosità' con cui costruiva le sue barche. Di contro abbiamo dovuto rivedere tante piccole cose di sistemazioni interne, impiantistica e, perché no, anche d'estetica per adattare la barca ad un uso continuativo. Direi anzi che tuttora siamo in continua revisione di vari particolari che a mano a mano andiamo adeguando alle nostre esigenze. 
Il fatto è che le barche prodotte in Italia, in passato come ora, sono solo previste per medio/brevi soggiorni durante l'arco di una vacanza di due/quattro settimane con soste, perlopiù in marina, con tanto di corrente, rubinetto dell'acqua e ristorantino di fronte. Gia in partenza, e soprattutto con il passare dei mesi e anni vivendo in barca, ci si rende conto di quali sono le reali necessità e si vanno aggiornando le sistemazioni secondo le proprie esigenze. 
Posso farvi qualche esempio di quanto dico. Provate a vedere quanto sia stressante vivere e cucinare utilizzando piccole bombole della camping gas? 
In barca da noi si fa il pane due volte la settimana e con l'occasione anche la pizza, torte per colazione e si cucina regolarmente due volte al giorno. In questa maniera la piccola camping gas dura al massimo due settimane. Poi la camping gas non la ricaricano ovunque e la cambiano solo in Francia o nelle colonie francesi. D'altronde noi non siamo abituati a pensare alla bombola come cosa personale. In giro per il mondo le bombole di gas semplicemente si ricaricano. 
Eravamo arrivati ad avere ben sette bombole per far fronte ai periodi e zone ove non potevamo ricaricarle. Inoltre passavamo tanto di quel tempo a ripitturare quei piccoli mostri blu che siamo arrivati ad odiarle. Ora abbiamo due belle bombole da dieci kg in alluminio che non arrugginiscono e durano tanto, prevediamo anche di prenderne anche un'altra (purtroppo costano ben 120 dollari) tanto per non rischiar di morir di fame. 
Anche il discorso energetico a bordo andrebbe affrontato seriamente prima di partire per lunghi viaggi; per chiarire ciò che dico, tenete presente i seguenti fatti. In Mediterraneo, in estate, fa scuro alle nove di sera. Molto spesso, a quell'ora, si è gia con le gambe sotto il tavolino del ristorante. Le luci di bordo, quindi, rimangono spente fino al ritorno dell'equipaggio che, stanco, va a dormire o, al massimo, prenderà un drink in pozzetto solo un cielo stellato. Alle latitudini tropicali e per tutto l'anno fa notte alle sei, ora in cui iniziano le varie attività fisiologiche (cucina e cena), culturali (lettura) e sociali (aperitivi con i vicini di barca). Ora, a meno d'essere dei gatti nati, abbiamo bisogno di luce che altro non può venire che dalle lampadine di bordo. Bisogna poi tener presente che, almeno noi, usiamo molto la radio HF (comunemente chiamata SSB) per i contatti con i vari amici. La usiamo anche per prendere carte meteo coadiuvata dall'uso del computer che, anche lui, ciuccia la sua parte di corrente. Dulcis in fundo non dimentichiamo il frigorifero che da solo si prende il 60/70 % della elettricità consumata. 
Quindi ecco la necessità di adattare impianto elettrico e sistemi di ricarica ad un uso originariamente non previsto. 
Come rimediare ciò sarà argomento specifico in futuro. 
Anche l'impianto idrico di bordo ha subito qualche modifica. Imprescindibile è un rubinetto di acqua di mare in cucina; l'acqua di mare lava i piatti bene o meglio di quella dolce è gratis ed abbondante. Noi, poi, abbiamo montato varie pompe a pedale che ci aiutano meglio a tenere sotto controllo la quantità di acqua utilizzata, non consumano corrente e costa meno ripararle. 
Ci sarebbe poi da menzionare che abbiamo dovuto rivedere la tappezzeria; il materiale originario con cui erano rivestiti tutti i cuscini interni era sgradevolmente caldo sulla pelle per i climi tropicali. Rimpiangiamo tanto di non aver fatto fare un materasso a molle su misura per la nostra cuccetta. Ora non troviamo chi lo può fare. 
E poi varie reti appese per contenere e mantenere aerata la frutta, ceste in posti bui per mantenere anche trenta chilogrammi di patate. 
Insomma, solo vivendo a bordo e con il tempo, tutte queste idee, scoperte e trucchetti vengono a galla. 
Per quanto riguarda l'attrezzatura velica la barca è gia di per se semplice e noi non abbiamo cambiato molto. Abbiamo aggiunto uno strallo appena venti centimetri dietro il rollafiocco per poter portare un secondo fiocco a farfalla nelle andature portanti. Originariamente lo strallo era amovibile ma poi è rimasto fisso anche se ciò non permette di virare in maniera regolare. In oceano si fanno pochi bordi e se serve si rolla e si apre il genova dall'altra parte, magari ogni due giorni. 
Poi, per bolinare, noi abbiamo un fiocco con garrocci che tiriamo su sul secondo strallo e, con quello, possiamo regolarmente virare (come nelle regate !!!!). Abbiamo imparato dagli inglesi che dicono che "il vero gentleman non va mai di bolina". Avevamo un timone a vento che, purtroppo non ha mai funzionato e a Trinidad è stato sbarcato e venduto definitivamente (è stato un errato acquisto). Da quando siamo partiti, Pilar II è stata sempre timonata dal fido Autohelm 6000 il cui nome e' "Pil" e del quale veramente non potremmo più fare a meno. In ogni modo una barca per lunghi viaggi non può essere concepita senza uno o più sistemi di governo automatico. 
Anche sull'uso e la scelta del sistema mi riservo di parlarne più approfonditamente in un secondo momento. Da non dimenticare che abbiamo dotato la barca di ben quattro ancore e la principale (quella sul musone per capirsi) è una CQR da sessanta libre. 
Qualcuno ci accuserà di esagerazione, ma vi assicuro che dormire sonni tranquilli all'ancora, in una baia caraibica, mentre fuori soffiano regolarmente trenta nodi di aliseo è veramente bello. 
Dimenticavo, anche la originaria catena da otto millimetri è stata sostituita con una da dieci. D'altronde dovete pensare che in quattro anni di Caraibi e centroamerica abbiamo passato la maggior parte del tempo alla fonda e se non si è tranquilli del proprio ormeggio la vita a bordo può risultare logorante. 

Credo di essere riuscito a dare un'idea di come è nata, con il tempo, la nostra idea di partire. Penso anche che la preparazione della barca pur rispettando i principali canoni di marinità sia comunque un fatto personale sulla base di proprie esigenze. È pur vero, comunque, che l'esperienza ci dimostra che le reali esigenze vengono a galla con il tempo, a mano a mano che ci andiamo adattando al nuovo sistema di vita anche se, alla fine, le basi sono molto simili per tutti. Semmai le differenze sono nel budget disponibile che, come, nella vita terrestre trasforma necessità in sogni e viceversa.

Però, ascoltatemi, non createvi a priori troppe di queste esigenze altrimenti.........rimarrete in banchina. 

Buon vento a tutti da Flavio e Pilar

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